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Filiera corta e gruppi di acquisto solidale: riscoprire i prodotti del territorio

Quando ci si trova al reparto di frutta e verdura del nostro supermercato di fiducia non è insolito porsi diverse domande sugli alimenti che si sta per acquistare.

Magari si controlla il prezzo, la provenienza, l’aspetto e la dimensione del prodotto. A volte ci si chiede quanta strada abbia percorso e, di conseguenza, di quanti prodotti sia stato imbevuto per conservarsi durante un viaggio più o meno lungo e, soprattutto, quante di queste sostanze chimiche finiranno nei nostri piatti.

Chi può si affida a mercati contadini per trovare prodotti più salutari, ed è un’ottima idea quando è possibile farlo.

Il recente periodi di crisi, per via delle limitazioni di movimento interne ed esterne al paese, ha portato ancora più persone a scoprire un concetto nuovo: la filiera corta.

La filiera corta è una filiera produttiva che cerca di favorire il contatto diretto fra produttore e consumatore – e, quando non è possibile, di ridurre il più possibile passaggi produttivi e intermediari coinvolti.

Gli scopi principali sono fornire prodotti freschi e genuini e ridurre il costo finale per il consumatore.

Ma cos’è la filiera corta? Il sito della Fondazione Slow Food per la biodiversità Onlus ve la presenterà così:

È una strategia alternativa, che dà ai produttori un ruolo attivo nel sistema del cibo perchè si concentra sulla produzione locale – sistemi alimentari territoriali e decentralizzati, che riducono al minimo gli intermediari nella catena del cibo, e le distanze che il cibo stesso percorre (food miles).

Durante questi mesi di pandemia qualcosa si è già messo in moto, andando a modificare le abitudini di moltissimi italiani.

I dati Istat certificano come le vendite di prodotti alimentari nelle piccole botteghe sia cresciuto del 11,2% nel solo mese di aprile, superando il 6,9% delle grandi distribuzioni e il 9,3% dei discount.

I dati evidenziano come, in questo periodo di grande incertezza, la scelta su dove fare i propri acquisti sia influenzata dalla ricerca di un rapporto personale di fiducia e dalla necessità di evitare i lunghi spostamenti.

I fattori appena citati, inoltre, riportano all’attenzione anche un altro fenomeno; i Gruppi di Acquisto Solidale (o GAS), ovvero raggruppamenti spontanei di persone che si organizzano per fare acquisti collettivi. Questa è una pratica di spesa che offre diversi vantaggi, tra cui l’instaurarsi di legami di fiducia tra i singoli membri del GAS, prezzi più bassi per i prodotti, la possibilità del produttore di guadagnare cifre eque senza doversi affidare a intermediari e altri ancora.

Come è possibile notare la Filiera corta e i Gruppi di Acquisto Solidale hanno diversi punti in comune, tutti a favore di una spesa più economica e sostenibile, che favorisca guadagni più equi e meglio distribuiti e una maggiore attenzione alla salute del consumatore e dell’ambiente.

La possibilità di un’economia più sostenibile - da mero ideale utopico - sta lentamente diventando qualcosa di concreto, una via effettivamente percorribile e dai notevoli benefici.

Quale momento migliore, dunque, per iniziare a prenderla in considerazione?

Giaime Barducci

Foto di Pexels da Pixabay 

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna, con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2018”

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