Cambiamenti climatici, quale futuro per l'Italia?

​Il 16 settembre 2020 è stato presentato il primo rapporto sui rischi derivanti dai cambiamenti climatici in Italia e gli impatti sui principali settori dell’economia e della società.

Dal rapporto esce una visione dell’Italia preoccupante; un’Italia le cui temperature estive al Sud sfioreranno costantemente i 40 gradi, dove per lunghi periodi il termometro non scenderà mai, neppure di notte, sotto i 20 gradi, con sequenze di giorni senza pioggia, tanto che la portata di fiumi e corsi d’acqua potrebbe ridursi del 40% e il rischio incendi aumentare del 20%.

E’ questo lo scenario che potrebbero trovarsi ad affrontare i nostri figli e i nostri nipoti, quelli che oggi stanno già affrontando una Pandemia mondiale potrebbero trovarsi a dover affrontare un problema ancora più grande.

Le valutazioni sono quelle previste dai ricercatori del Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Cmcc) che hanno presentano il rapporto Analisi del rischio., il primo documento per il nostro Paese  che prova a fornire elementi scientifici a chi dovrà prendere decisioni fondamentali per i prossimi decenni.

Il “paesaggio” più drammatico è rappresentato da un’Italia con una temperatura media per  che crescerebbe di 5 gradi entro il 2100 e un costo, in termini prettamente economici di 8 punti percentuali di Pil procapite. «È assolutamente necessario un modello di sviluppo diverso, anche perché continuando così ci saranno costi sociali elevatissimi che ricadranno sulle fasce più deboli», avverte la professoressa Spano, docente di Agrometeorologia all’Università di Sassari e coordinatrice dei trenta studiosi del Cmcc che hanno scritto il rapporto.

Si è spesso scritto degli effetti collaterali che il riscaldamento globale avrà nei diversi angoli del pianeta: dallo scioglimento dei ghiacci ai Poli, all’innalzamento dei mari che potrebbe inghiottire interi arcipelaghi, all’aumento di eventi atmosferici estremi sulle coste atlantiche degli Usa. È la prima volta però che una istituzione scientifica si concentra sul possibile rischio climatico specifico dell’Italia. Il Mediterraneo, per la sua geografia e la sua variabilità climatica, è considerata una zona critica, sulla quale il riscaldamento globale potrebbe avere un impatto più forte che in altri luoghi. Dobbiamo quindi prepararci a questa eventualità e lavorare affinché si possano migliore le condizioni climatiche.

Un settore particolarmente sensibile sarà quello dell’agricoltura: temperature africane e lunghi periodi di siccità potrebbero ridisegnare completamente i campi coltivati; si dovrà quindi puntare su nuove tecniche anche nell’agricoltura per poter continuare ad avere terreni fertili e produttivi.

Altro indicatore climatico saranno le notti tropicali (giorni con temperatura mai sotto i 20 gradi): fino +18 giorni da qui al 2050 rispetto al periodo 1981-2010, con conseguenze su salute e consumi energetici.

Si legge sempre nel rapporto che nelle città, in seguito all'incremento nelle temperature medie ed estreme,  bambini, anziani, disabili e persone più fragili saranno coloro che subiranno maggiori ripercussioni. Sono attesi, infatti - si legge nel rapporto della Fondazione Cmcc - incrementi di mortalità per cardiopatie ischemiche, ictus, nefropatie e disturbi metabolici da stress termico e un incremento delle malattie respiratorie dovuto al legame tra i fenomeni legati all'innalzamento delle temperature in ambiente urbano (isole di calore) e concentrazioni di ozono (O3) e polveri sottili (PM10).
Ma una cosa è indubbio: va aumentata tra i cittadini  la consapevolezza di cosa ci aspetta.

"I cambiamenti climatici - scrivono i ricercatori - richiederanno numerosi investimenti e rappresentano un'opportunità di sviluppo sostenibile che il Green Deal europeo riconosce come unico modello di sviluppo per il futuro". 

P.B

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2018”

Foto di Pete Linforth da Pixabay 

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