Anche quest’anno, in inverno, alla prima nevicata, i trasporti sono andati in tilt: il 25% dei treni in Italia sono stati soppressi. Secondo le dichiarazioni della stesa Trenitalia 2000 treni su 8000 sono fermi. Sostanzialmente il servizio universale, che riguarda la maggioranza dei pendolari, non funziona perché in inverno fa freddo e nevica.

I contribuenti italiani pagano, per i treni regionali, il 70% del costo del servizio, mentre l’altro 30% è pagato dai viaggiatori con il biglietto. Ogni inverno assistiamo, però, ad una cessazione del servizio per motivi ampiamente prevedibili. Finora non abbiamo riscontrato, nelle dichiarazioni dei rappresentanti di Trenitalia, nessuna giustificazione plausibile per il fermo di oltre 2000 treni.

Quello che sappiamo è che le cause principali riguardano il blocco degli scambi, il congelamento dei cavi che alimentano i treni e la vetustà dei locomotori, che non prevedono difese sufficienti dal freddo e dal ghiaccio. Tutte motivazioni che una gestione attenta potrebbe prevedere e risolvere con la manutenzione e gli investimenti necessari.

Naturalmente ciò che fa notizia riguarda soprattutto i treni a lunga percorrenza, gli Intercity, i ritardi di oltre 6 ore, il rischio di assideramento dei viaggiatori bloccati a bordo delle carrozze. Molto meno si parla della vera e propria “via crucis” che i pendolari, costretti a viaggiare sulle carrozze più vecchie e scadenti, e quindi più soggette ai guasti, sono costretti a sopportare quotidianamente in questo periodo.

Trenitalia non se la può cavare con un rimborso del biglietto dopo ritardi di 4 ore. È necessario aprire un tavolo di confronto e valutare rimborsi e indennizzi per i viaggiatori della lunga percorrenza e per i pendolari, che normalmente viaggiano con abbonamenti e non ricevono alcun risarcimento per disagi e soppressione delle corse.

Inoltre, Trenitalia dovrebbe confrontarsi con le Associazioni dei Consumatori sulle misure che intende intraprendere per prevenire ed impedire questi disagi in futuro.

Se Trenitalia continuerà a rifiutarsi, come ha fatto finora, Federconsumatori e Adusbef sono pronte a denunciare Trenitalia per interruzione di pubblico servizio e ad avviare, nei casi in cui è proponibile, una class action.

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