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Se durante il medioevo il ciclo mestruale era visto come il “malleum maleficarum” (martello delle streghe) simbolo del potere divino e diabolico della donna, oggi ha perso la sua valenza simbolica ed è diventato fonte di sfruttamento economico e discriminazione di gender. 

Negli anni recenti ci sono stati pochi tentativi di cambiare le cose e ridurre l’IVA del 22% sugli assorbenti. È ben nota la proposta di legge del 2016 da parte di Giuseppe Civati, leader di Possibile, ex PD, che scatenò le ironie sul web, come pure l’emendamento della deputata Boldrini, naufragato in parlamento.

L’anno scorso la legge di Bilancio per accogliere alcune istanze della “menstrual revolution”, aveva abbassato l’IVA sugli assorbenti biodegradabili e lavabili al 5%, ma è bene ricordarlo, che in questo caso si tratta di un prodotto di nicchia che solo poche donne si possono permettere. Le mestruazioni sono oggi un lusso anche se ogni donna nel corso della sua vita fertile deve affrontare più di 450 cicli mestruali.

Sembra una spesa irrisoria, ma calcolando che ogni donna con l’inizio del menarca attorno ai 12 anni, fino ad arrivare alla menopausa a 52 anni circa (significa 40 anni più o meno di fertilità), e che mediamente il ciclo dura 5 giorni, ogni donna utilizzerà 5 o 6 assorbenti al giorno, con un totale di 25 nell’arco di un ciclo. Significano più o meno 11.500 assorbenti ed una spesa pari a 4.140 euro. Se si pensa che in molte famiglie spesso le donne in casa sono più di una, può diventare una somma quasi insostenibile soprattutto a fronte della crisi economica dovuta alla pandemia. 

In Europa i cambiamenti su questo fronte si sono messi in moto con la riduzione dell’aliquota. In Irlanda è stata totalmente abolita, in Scozia gli assorbenti sono stati resi gratuiti per le studentesse ed in altri paesi nel mondo la tassa è molto inferiore. In Italia la percentuale di IVA è molto alta, non si considera questo bene come prima necessità, e se il governo non ne vuole sapere di ridurre l’IVA, ingiustamente pagata da ogni singola donna, piccoli gesti di rinnovamento si stanno verificando. In alcuni comuni, numerose farmacie hanno deciso di eliminare la tampon tax fino a gennaio, vendendo al pubblico il prezzo di discount.  

L’Iva non pagata dai cittadini sarà rimborsata dal Comune stesso, in attesa che un analogo provvedimento venga preso a livello nazionale. 

Abbassare la tampon tax non è solo una questione di risparmio, ma un gesto culturale di uguaglianza di genere, perché il ciclo mestruale è un dono non solo per la singola donna ma per l’intera società perché solo attraverso i cicli mestruali si porta avanti la specie umana.

Articolo realizzato da dott.sa Yuliana Trengia Consulente legale Federconsumatori Rimini, nell’ambito del progetto La città, il territorio e le nuove sfide/L.R. 4/17, annualità 2021

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