You are currently viewing Sanità, anche in Emilia-Romagna. cresce paura di non potersi curare. L’indagine Ires-Federconsumatori

Lo scorso 30 Novembre sono stati presentati i risultati della ricerca SANITA’ BENE COMUNE: TU CHE NE PENSI? La percezione della Sanità in Emilia Romagna. La ricerca, curata da Ires, è stata promossa da Federconsumatori Emilia Romagna, in collaborazione con Spi Cgil e Auser, con il supporto della Cgil regionale. I questionari, alla base della ricerca, son stati proposi ai cittadini dell’intera regione.

A tali questionari hanno risposto circa 2500 cittadini, con un range di età che va dai 15 agli 80 anni e oltre, di diverse condizioni economiche e con diversi gradi di istruzione. Il campione è prevalentemente di cittadinanza italiana ed è dislocato in tutto il territorio emiliano-romagnolo.

Il primo dato che emerge è che  la percezione del proprio stato di salute varia comprensibilmente in base alle età, tuttavia, ciò che è interessante notare è che esiste una relazione crescente tra fascia reddituale e autovalutazione del proprio stato di salute: al crescere del reddito, aumenta la percentuale di rispondenti che qualifica il proprio stato di salute come “buono”.

L’evidenza di una significatività della variabile reddituale indica forme di diseguaglianza nella salute che necessitano di un sistema di sicurezza sociale e di un servizio sanitario pubblico in grado di contrastarle, attraverso meccanismi di redistribuzione di giustizia sociale. Il sistema di sanità pubblica è inoltre chiamato a rispondere oggi alle dinamiche di invecchiamento della popolazione, connotata da bisogni socio-sanitari crescenti. L’aumento del fabbisogno socio-sanitario pubblico della popolazione, legato a variabili demografiche e di lotta alla salute diseguale, può non trovare risposta pubblica soprattutto nel contesto attuale di crisi economica e fasi di restrizione del finanziamento possono legarsi a una serie di fragilità sociali allarmanti.

La fragilità reddituale si rispecchia in termini di capacità di fronteggiare bisogni sanitari futuri Il 67,3% dei rispondenti con prospettive reddituali pessimistiche non crede di poter fronteggiare i bisogni sanitari futuri. Emergono, inoltre, larghe percentuali di incertezza per tutte le classi di età comprese quelle più giovani. Le famiglie unipersonali sono quelle più a rischio e maggiore incapacità nel fronteggiare bisogni di salute futuri si associa ai rispondenti con salute «pessima».

Alcuni soggetti intervistati (circa il 10%del campione) dichiarano di aver diminuito le proprie spese sanitarie. La maggior parte riconduce questa a un motivo economico. Molti rinunciano alla prestazione o decidono di posticiparla. Le rinunce sono prevalentemente femminili.

Il 50,3% dei soggetti intervistati ha dichiarato invece un aumento della spesa sanitaria familiare nell’ultimo anno. Aumenta per il 58,8% del campione il ricorso a prestazioni di cui si sono fatti interamente carico; il 78,5% di coloro che hanno aumentato il ricorso a prestazioni sanitarie totalmente a carico del cittadino lo ha fatto per ridurre i tempi di attesa in modo significativo. Per le fasce di reddito più fragili, il farsi carico integralmente del costo di una prestazione sanitaria, sembra dipendere più dalla convenienza economica di alcune prestazioni erogate dal privato che da una ricerca di maggior comodità del servizio. La lunghezza delle liste di attesa costituisce, quindi, il principale meccanismo di aumento della forza di attrazione della sanità privata.

Le percentuali più elevate di spesa privata in aumento si registrano per visite specialistiche e odontoiatriche. I bisogni degli intervistati, infatti, trovano una pronta risposta nel servizio sanitario privato proprio per questo genere di prestazioni.

Per quanto riguarda la spesa farmaceutica è emerso un aumento dei farmaci da banco segnalato dalle fasce reddituali più forti, Un largo ricorso nel campione ai farmaci equivalenti (76%) per tutte le classi di reddito. L’utilizzo dei farmaci equivalenti cresce al crescere della dimensione comunale e del titolo di studio e aumenta al peggiorare dello stato di salute.

L’atteggiamento mediamente più critico delle fasce reddituali più deboli, riguardante soprattutto le aree di valutazione più generali del sistema pubblico sanitario (politiche nazionali, regionali), è il segnale dell’incremento di un atteggiamento di frustrazione, di tali fasce, verso fenomeni di ingiustizia sociale. In questa sede, tale fenomeno si sostanzia nel razionamento delle prestazioni sanitarie di bisogno causato da motivi economici e dalla percezione di una mancata risposta di assistenza da parte del settore pubblico.

A questi andamenti si è associata una crescita della spesa sanitaria privata, qualora questa si configurasse come spesa privata per prestazioni sostitutive di quelle pubbliche si farebbe concreto un potenziale pericolo di screditamento del sistema sanitario nazionale e un sostanziale aumento del fenomeno della “salute diseguale”. La scarsa e asimmetrica diffusione dei fondi sanitari integrativi non sembra agire in una logica redistributiva andando a cristallizzare, e non risolvere, le criticità del welfare e producendo ulteriori costi in termini di equità e qualità.

La ricerca rende evidente la necessità di rifinanziamento e rilancio della sanità pubblica universale come unico volano in grado di garantire una lotta efficace alle diseguaglianze tra i cittadini nella cura della propria salute.  Il grado di impegno di un Paese ,nella lotta alle disuguaglianze nella salute, è indicatore del grado stesso di giustizia sociale e di civiltà.

S.M.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2015″

Di seguito è possibile scaricare i risultati integrali della ricerca e le slide di presentazione.

slides-sanita-bene-comune-tu-che-ne-pensi.pdf (542 download)
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