You are currently viewing Rispettosi delle regole, ma preoccupati per salute ed economia. È il quadro che emerge dallo studio di Federconsumatori. Promossi sanità pubblica e Protezione civile. Scarica l’indagine integrale

Fiducia nel Sistema sanitario nazionale e nella Protezione civile, mentre è più articolato il giudizio sulle misure per fronteggiare la pandemia messe in campo dalle altre istituzioni (Governo, Regione, Comune), giudicate adeguate ma tardive.

E poi massima attenzione durante il lockdown così come nell’uso di gel, mascherine e distanziamento, ma allo stesso tempo preoccupazione per la salute dei propri cari e per le ricadute economiche.

Sono le principali risposte alle domande dell’indagine “Coronavirus: Come cambia la nostra vita”, promossa da Federconsumatori e realizzata da Ires Emilia-Romagna, che ha registrato da marzo a giugno circa 10 mila accessi ai questionari, di cui 8.506 compilati in forma esaustiva. L’indagine è stata presentata oggi nella sala “Guido Fanti” della Regione Emilia-Romagna, in calce all’articolo e’ possibile scaricare il testo il testo integrale.

La larga parte dei questionari sono stati compilati in Emilia-Romagna (il 25,4% del campione), poi Lombardia (13,6%), Toscana (8,9%), Veneto (8,1%) e Piemonte (6,9%). Il 71,4% è rappresentato dalla componente femminile, il 67,7% è over 45, gli under 35 sono il 13,9%, gli over 55 il 43%.

Ancora, il 31,6% vive con il proprio coniuge, il 20,5% con coniuge e figli, il 14,6% da solo. È lavoratore dipendente il 46,8%, poi pensionati (il 20,6%), disoccupati (8,6%), casalinghe (8,5%) e studenti (3,9%). Le risposte sono pervenute in tre fasi distinte della pandemia: lockdown senza prospettive di apertura; lockdown con prospettive di apertura; apertura. “Passando dal lockdown alla cosiddetta fase 2 di progressiva riapertura, le paure e le preoccupazioni soggettive si sono trasformate.

La fiducia verso le istituzioni è calata e allo stesso tempo è aumentata la severità di giudizio rispetto all’adeguatezza delle misure di intervento, evidenziando una sostanziale difformità di giudizio tra gestione della crisi sanitaria e la crisi economica e occupazionale – sottolinea Davide Dazzi, ricercatore Ires e curatore dell’indagine -.

Di fronte al Covid-19, non tutti hanno reagito allo stesso modo. Le figure più fortemente critiche rispetto alla capacità di reazione delle istituzioni sono i più giovani e i lavoratori autonomi, mettendo così a nudo le asimmetrie di copertura dei sistemi di protezione sociale”. L’indagine si apre infatti con una domanda per indagare il livello di fiducia verso le istituzioni.

Da zero a dieci, la Protezione civile e il Sistema sanitario nazionale ottengono a testa 7,4. Subito a seguire Regione (6,5), Comune (6,3) e Governo nazionale (6,1). In Emilia-Romagna la caduta della fiducia si rintraccia principalmente nel Governo, il cui indice di fiducia scende sotto la soglia del valore mediano (da 6,4 fino a 5,3 durante la fase dell’apertura), a differenza del Sistema sanitario nazionale che subisce comunque una flessione post lockdown mantenendo però un indice di fiducia alto (7,9), così come per Regione (7,7), Protezione civile (7,7) e Comune (7). “Adeguata ma in ritardo”, per il 64% viene valutata così la reazione di Governo, Regione e Comune, mentre risulta essere “adeguata e tempestiva” per il 15,9% (che sale al 21,6% in Emilia-Romagna), e “inadeguata” per il 15,3%. In questo caso i giudizi si fanno più severi al protrarsi della pandemia.

La principale preoccupazione resta la “salute dei propri cari” (9,3), seguita dalle “ricadute sul sistema economico” (8,8), dalle “ripercussioni sul lavoro” (7,6), dalla “salute personale” (7,6), dai vincoli alle “relazioni sociali e familiari” (6,9) e dagli “spostamenti/libera circolazione” (6,6). Il 90% del campione dice anche di attenersi “sempre” alle misure restrittive per contenere la pandemia, il 9% “spesso”, l’1% “qualche volta”. Misure ritenute “adeguate ma confuse” per il 48%, “adeguate e chiare” per il 43%, ma anche “eccessive” (4%) e “inadeguate” (4%). Per quanto riguarda invece le misure messe in campo dalle istituzioni a favore dei consumatori, il 54% le considera adeguate o molto adeguate mentre il 46% “poco adeguate” o “inadeguate”.

L’indagine ha indagato anche il rapporto tra pandemia e informazione, stili di vita e sanità digitale. “La ricerca ci consegna uno spaccato particolarmente significativo della situazione del sistema sanitario che rende ancora più urgente l’attivazione di fondi del MES per rilanciare la centralità del sistema pubblico universale, per potenziare la medicina territoriale multidisciplinare, per ammodernare le strutture ospedaliere pubbliche, per superare i gravi ritardi di molte regioni italiane soprattutto al Sud, per ampliare oltre che accrescere i LEA”, afferma Emilio Viafora, presidente Federconsumatori.

“Lo studio ci racconta, tra le altre cose, la scrupolosità anche degli emiliano romagnoli nell’uso di mascherine, gel e distanziamento. Questo rigore deve continuare ancora e spetta alle istituzioni lanciare i giusti messaggi, dopo aver assistito a treni affollati, discoteche aperte e ora pare sia il turno degli stadi. C’è bisogno di normalità, ma in assenza di un vaccino non possiamo lanciarci in prove spericolate che rischiano di mettere in crisi la nostra sanità pubblica”, avverte la presidente di Federconsumatori Emilia-Romagna Renza Barani.

“Dall’indagine emerge anche la necessità di una sanità davvero digitale. Il 48,4% ammette di non sapere cosa sia il fascicolo sanitario elettronico, di cui noi chiediamo un rilancio, ma al contempo la stra grande maggioranza si dice interessata a un consulto medico digitale, come è accaduto durante il lockdown – prosegue Barani -. Infatti registriamo da qualche tempo, pur in una regione come la nostra dove la sanità è un’eccellenza, segnalazioni da cittadini che non riescono ad ottenere visite ordinarie per le lunghe liste di attesa”.

Di seguito il rapporto integrale dell’indagine e le slide della presentazione dei dati che si è tenuta il 1 ottobre alla sala Guido Fanti della Regione ER, e che ha visto, tra gli altri, gli interventi e i contributi del Dott. Calzetti (Medico malattie infettive AOU Parma) Dott. Geddes da Filicaia (medico epidemiologo) Claudio Caccia (presidente onorario ASIS) Davide Baruffi (sottosegretario alla presidenza della giunta regione Emilia Romagna) Emma Petitti (presidente assemblea legislativa della regione Emilia-Romagna).

S.M.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2018”
coronavirus-come-cambia-la-nostra-vita-a-cura-di-davide-dazzi-2.pdf (128 download)
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