You are currently viewing ​Pesticidi e cambiamenti climatici sono un binomio mortale per le api

Le api rappresentano il primo gradino della catena alimentare. Sono insetti impollinatori, cioè permettono l’impollinazione e di conseguenza la formazione dei frutti, trasportando il polline da un fiore all’altro. Attraverso questa attività garantiscono la presenza di specie vegetali diverse fra loro, un elemento importantissimo per la salute della natura.

È proprio grazie alle api se disponiamo di buona parte della frutta e verdura che mangiamo. In sintesi le api hanno un ruolo importantissimo nel mantenimento della biodiversità e nella conservazione della natura.

La produzione del miele non è quindi il motivo per cui è importante salvaguardarle: è in gioco qualcosa di molto più grande. Tuttavia la probabilità di incontrare questi animali negli ultimi decenni si è ridotta drasticamente: per alcune specie, come i bombi, di oltre il 30 per cento in soli 40 anni in regioni del pianeta come l’Europa e il Nord America, secondo uno studio dell’Università di Ottawa.

Per gli scienziati si tratta di un tasso di declino “coerente con un’estinzione di massa“: a questo ritmo, sostengono, molte specie di api rischiano di scomparire per sempre nel giro di pochi decenni, causando la sesta estinzione di massa a livello mondiale e la più grande crisi globale di biodiversità da quando una meteora ha messo fine all’era dei dinosauri. Il motivo per cui le api si stanno riducendo velocemente è a causa delle attività umane:

l’agricoltura intensiva e l’utilizzo di pesticidi nocivi alterano l’habitat di questa specie e la indeboliscono. Come se non bastasse oggi hanno un nuovo terribile nemico: i cambiamenti climatici. Aumentano infatti le frequenze di eventi estremi, con ondate di calore ,siccità, alluvioni, che portano le temperature sopra il livello di tollerabilità di molte specie di api, minacciando così la loro sopravvivenza. Ed in effetti la diminuzione più rapida e significativa di api e insetti impollinatori, infatti, si sta registrando proprio in quelle aree in cui le temperature sono più calde o gli eventi estremi più frequenti, come Spagna e Messico. Questi effetti, tra l’altro, sono visibili anche in Italia: le temperature sopra la norma e le ripetute giornate di sole di febbraio e di inizio marzo hanno risvegliato con almeno un mese di anticipo 50 miliardi di api presenti sul territorio nazionale. Il rischio è che il ritorno del freddo, come gli esperti hanno gia preannunciato, faccia morire molte di queste api, con conseguenti danni anche alla produzione di miele, di frutta e verdura.

Cosa si potrebbe fare fare?

Per salvare le api dall’estinzione c’è bisogno innanzitutto di un’agricoltura più sostenibile. Grazie anche ad alcune petizioni indirizzate alle istituzioni europee, si è già ottenuto il bando permanente di tre insetticidi neonicotinoid  dannosi per le api: l’imidacloprid e il clothianidin della Bayer e il thiamethoxam della Syngenta. Tuttavia, il loro utilizzo resta consentito all’interno di serre permanenti. Inoltre, oggi è ancora consentito l’uso di altri neonicotinoidi potenzialmente pericolosi: acetamiprid, sulfoxaflor e flupyradifurone e altre sostanze quali cipermetrina, deltametrina e clorpirifos.

Per scongiurare un futuro senza api, dovrebbero essere messi al bando di tutti i pesticidi pericolosi per le api e gli altri insetti impollinatori ma è anche importante anche l’applicazione di pratiche agricole ecologiche e – punto fondamentale – l’applicazione di rigidi standard per la valutazione dei rischi dei pesticidi, come indicato nelle linee guida dell’Efsa del 2013 e mai entrate ufficialmente in vigore a livello europeo.

Davanti a questo spaventoso declino non possiamo restare indifferenti! Insieme, possiamo ottenere delle misure necessarie per salvare i più importanti impollinatori della Terra: è nell’interesse di tutti noi farlo, così come delle altre specie con cui condividiamo il Pianeta.

P.B

Foto di Oldiefan da Pixabay 

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2018”
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