You are currently viewing Deepfake e utilizzo dell’intelligenza artificiale nel futuro

ll deepfake è una tecnica per la sintesi dell’immagine umana basata sull’intelligenza artificiale, usata per combinare e sovrapporre immagini e video esistenti con video o immagini originali, tramite una tecnica di apprendimento automatico. 

ll termine è un vero neologismo. Nasce per la prima volta nel 2017 in breve tempo fa il giro del web. Deep fake e fake news hanno molto in comune: in entrambi i casi si tratta di contenuti falsi che vengono diffusi su larga scala via web.

La tecnica stata anche usata per creare falsi video pornografici e per il revenge porn, ma è largamente utilizzato per creare fake news, bufale e truffe, per compiere atti di cyberbullismo o altri crimini informatici di varia natura.

Il deepfake nasce su Reddit, un social network di intrattenimento, poco conosciuto in Italia ma molto sfruttato negli USA.

I video fasulli hanno dapprima iniziato a diffondersi come attività ludica: nei primi video deepfake infatti venivano sostituiti i volti di attori con quelli di altre persone del mondo dello spettacolo dando vita a clip divertenti.

Oggi con la diffusione e l’utilizzo massiccio dei social network  il “mercato del fake”è diventato accessibile a tutti anche attraverso applicazioni di facile reperimento come faceapp o impression.

La cosa più preoccupante è che sembra  che anche i governi stiano iniziando ad usare questa tecnica  per far circolare ad esempio falsi video di organizzazioni terroristiche per screditarne i vertici. 

Ma qual è il pericolo finale? Creare società  zero-trust, nelle quali cioè, le persone dubitano di tutto, persino di quello che vedono con i propri occhi. Non si interessano neanche più di scoprire se una cosa è vera o falsa per il solo fatto che può essere manipolata.

il timore che tutta questa tecnologia possa sfuggire dalle nostre mani è sempre più grande

Come includere l’intelligenza artificiale per progettare un domani migliore che non rappresenti una minaccia?

Negli ultimi 15 anni la tecnologia, l’intelligenza artificiale, la machine learning hanno fatto passi da giganti, dando luce al mondo del touch, della 3D alteration, degli smartphone, di app che possono, addirittura, valutare lo stato di salute dell’essere umano, monitorarlo costantemente. Se parole come deep fake, chatbot, biohacking (insieme a molte altre) sono ormai entrate nel lessico quotidiano  la sfida dell’intelligenza artificiale è ancora tutta da giocare.

Dietro al modo in cui ci relazioniamo con la tecnologia, con i computer o con le app c’è sempre qualcuno che ha pensato all’uso che di quella tecnologia avremmo fatto. C’è uno studio sulla usabilità fatto da un progettatore che ha pensato a noi che usiamo quella tecnologia e a come la usiamo. Questa si chiama usability e alla usabilità è dedicata una giornata mondiale, il World Usability Day, che chiama a raccolta i progettatori del futuro per promuovere i valori di usabilità, ingegneria dell’usabilità, design incentrato sull’utente, usabilità universale e responsabilità di ogni utente nel chiedere cose che funzionino meglio

“In occasione di WUDRome 2020” –  tre giornate di formazione, innovazione e networking:  che hanno riuinito (virtualmente) speaker da tutto il mondo, designer, sviluppatori e professionisti della comunicazione, con la missione di diffondere buone pratiche di progettazione e Human-centered design – sono state ripercorsi gli aspetti più importanti legati alla progettazione e alle opportunità (e minacce) con l’intelligenza artificiale – spiega Carlo Frinolli, CEO e Co-founder di WUDRome -: dagli algoritmi (ovvero i modi in cui funzionano) collaborativi, all’etica delle scelte, fino alla sfida della progettazione di un’intelligenza che non sia computazionale, ma emotiva. Scopriremo ambiti di applicazione, casi di studio, pratiche virtuose, rischi applicativi e opportunità che si nascono tra le pieghe di queste nuove tecnologie per metterle al servizio delle persone, dei loro bisogni creando soluzioni tecnologiche abilitanti e inclusive”.

S.M.

“Realizzato nell’ambito del Programma generale di intervento della Regione Emilia-Romagna con l’utilizzo dei fondi del Ministero dello sviluppo economico. Ripartizione 2018”
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